Il 27 gennaio abbiamo avuto, come ogni anno, un motivo in più per riflettere sul disastro dell’Olocausto. Oltraggio di cui noi italiani siamo stati complici e carnefici attraverso le leggi razziali promulgate nel ‘38. Nonché vittime, ricordando tutti gli ebrei e zingari italiani mandati a morire nella “fabbrica” di Auschwitz.
Recandomi in biblioteca, quel giorno, ho visto per strada affissi dei manifesti di Azione Giovani che annunciavano una manifestazione in memoria delle foibe, voragini delle alture dell’Istria al’interno delle quali fra il 1943 e il 1947 sono gettati vivi e morti, dai soldati di Tito, quasi diecimila italiani.
L’impegno della memoria deve riguardare tutti ma deve essere onesto ed umile. Pedalando sulla mia bicicletta riflettevo sulla miseria della nostra Nazione, che non riesce a fare i conti con il passato. Pensavo alla discussione sull’equiparazione tra repubblichini e partigiani di qualche anno fa. Trovo tutto ciò incredibilmente triste. Non riusciamo a stare in silenzio davanti alla violenza, alla morte, e trarre l’unica vera lezione: la guerra è il più terribile ed agghiacciante delitto contro l’umanità e la vita, e non c’è causa, ragione o torto che la possa giustificare. MAI.
Perché non accettiamo questa verità e non ci sforziamo di tener viva la memoria senza la tentazione di “accaparrarci” le stragi più grandi, per dimostrare che “anche gli altri” sono stati carnefici? Perché non accettiamo che non esistono morti “di destra” e morti “di sinistra”, ma che i morti sono tali e le statistiche non puliranno mai la vergogna urlata dal loro eterno silenzio?
L’impegno della memoria onesta è d’obbligo per ciascuno di noi, affinché il nostro occhio sia sempre vigile dinnanzi ai pericolosi segnali dell’intolleranza. Per non riscoprirsi un giorno influenzabili da chi alimenta la paura per renderci più “governabili”; da chi indica il diverso come il pericoloso, la causa di tutti i mali evocando inconsapevolmente (?) paure della stessa razza di quelle che hanno prodotto tali eccidi.
Vedo intorno a me un preoccupante disinteresse riguardo a questi argomenti. Qualcuno di voi ricorda un discorso di un politico in cui siano comparse le parole “disarmo”, “mine anti-uomo”, “uguaglianza”, “guerra”? Sono temi distanti, così come distante da noi è l’odore della morte di cui, in qualche modo, scopriamo di essere responsabili.
Ho sentito la necessità di esprimermi in questo post perché vedo segnali intorno a me che non riesco a decriptare. Vedo la banalità che porta all’assuefazione e credo che non bisogna perdere occasione per ricordarci che dinnanzi alla vita siamo tutti uguali, al di là delle scelte, del colore della pelle, del modo di vivere la propria vita. Dinnanzi agli altri uomini siamo “parte di uno stesso corpo”.
Postilla
I link che rimandano a pagine esplicative su parole come “foibe” ecc. non hanno assolutamente la pretesa di esaurire la discussione su questi argomenti, né tanto meno ritengo che siano imparziali e totalmente informative. Costituiscono un rapido glossario per chi preferisca rispolverarne il significato e un mediocre ma veloce punto di partenza per chi voglia, stimolato da questo post, informarsi sulle vicende che lacunosamente cito.
Antonello Mangano è un giornalista che ho ascoltato ad “In Mezz’ora” domenica pomeriggio. Facendo una ricerca su internet ho scoperto che circa un anno fa aveva scritto un
Le immagini che ci giungono da Rosarno mi hanno ferito profondamente. Non vi nascondo che ho sempre creduto ingenuamente in una superiorità morale dei calabresi (onesti, s’intende) nei confronti degli altri, data l’ospitalità che ostentiamo e che tutti ci riconoscono. Evidentemente non è così. La nostra ospitalità si ferma dinnanzi all’interesse.